di Luca Manzi

Cari amici ciclisti. Continuiamo a fare autocritica.

Nello sorso articolo abbiamo imparato che gli automobilisti hanno tutti i motivi di volerci morti, specialmente quelli in SUV, e che dobbiamo capirli e invitarli alla bicifestazione. Specialmente quelli in SUV.

Continuando in questa indefessa opera di verità che ci anima è ora di confessare i nostri scheletri nell’armadio, di svelare al mondo le tremende compromissioni della lobby dei ciclisti con i poteri forti: noi che facciamo tanto gli alternativi no global no bombe no salvini no oil ma è poi vero che dietro noi non ci sono i poteri forti? Chessò un mariomonti, un Soros, un bilderbike, un alieno situazionista squilibrato tipo Magdi Allam?

Ci sono. Anche noi c’abbiamo dei temibili poteri forti, fortissimi dietro. Una lobby spietata e potentissima. È ora che la Gente sappia.

Lo so cosa alcuni di voi penseranno adesso … vi vedo a voi ciclisti con le camicie di lino e la bici finto antica, fricchettoni radical chic architetti di materiali riciclabili che da dietro le vostre birre artigianali dite: noi siamo contro la lobby del petrolio, non consumiamo combustibili fossili.

Vero.

Mi sembra già di sentirvi, a voi puzzoni dei centri sociali che mentre vi rollate le vostre sigarette piene di droga presso un bongo dite: non inquiniamo e non facciamo rumore, e in questo modo non diamo soldi alle case farmaceutiche che campano sulle malattie da inquinamento.

Vero.

Per non parlare di voi, intellettuali da strapazzo che andate a leggervi Pasolini e Focault nei parchetti per rimorchiare e mentre vi mangiate il vostro snack vegan affermate: la bici ha una tecnologia che è sempre la stessa, per questo accessibile a tutti, basta qualche euro per migliorare gli spostamenti, la salute, la vita; e una buona bici dura una vita, non sei costretto a cambiarla ogni cinque anni perché esce fuori una nuova digitalputtanata tecnica o un euro sette che poi non la puoi più usare.

Vero

E allora direte voi, se non siamo utili alla lobby del petrolio, alle case farmaceutiche, in generale alla grande pantomima del consumo che ci tratta come polli da batteria convincendoci ogni giorno a comprare cazzate nuove senza un motivo… dove stanno i nostri poteri forti?

Ingenui. Boccaloni.

Pensate che i suddetti siano i veri poteri forti. Manno stupidi, sono poteri finti! Chi ti deve mentire per convincerti a fare qualcosa non è forte, è debole! Sono solo dei poveracci che cercano di fregare chi ci casca come quelli che fanno il gioco delle tre carte vicino alla stazione coi loro compari che fanno finta di crederci.

Noi non ci abbiamo dietro quei pagliacci che i complottisti poi ci scrivono i blogghe. Quelli che se solo uno riflettesse un attimo sulla realtà si troverebbero con una mano davanti e una di dietro.

Noi ci abbiamo dietro i veri poteri forti.

Chi sono?

Chi esce di casa la mattina e prende i mezzi pubblici, chi cammina, chi accompagna i figli a scuola in bicicletta con un seggiolino davanti e uno dietro. Chi pedalando ogni giorno in città affronta la TTC, la Temibile Triade del Ciclista: le buche, il brecciolino e le rotaie.

Ci vuole tanta forza per farlo; tantissima.

E pazienza, perseveranza, e sprezzo del pericolo; soprattutto ci vuole una fede incrollabile che alla fine il buon senso trionferà. Che prima o poi tutti si rendano conto di quanto la bicicletta convenga a tutti, faccia bene a tutti, ed infine ci renda più umani, più sociali, più felici.

I nostri poteri forti siamo noi. Siamo fortissimi, e non dobbiamo sottovalutarci.

E’ vero, ve lo concedo, chi crede nel buon senso e nella capacità di imporlo pacificamente, ed anzi col sorriso, o non conta un’emerita cippa o finisce male, e infatti noi ciclisti se ci pensate rientriamo perfettamente in entrambe le categorie: non ci fanno le ciclabili e le z30 e moriamo sulle strade.

È per questo che dobbiamo andare tutti alla bicifestazione. Non ci resta che essere tanti, ma tanti, ma tanti, e dappertutto.

È la strategia del ciccione al buffet.

Ve li ricordate i ciccioni alle feste delle medie? Io me li ricordo, perché ero un ciccione alle feste delle medie.

Stavamo seduti su una sedia, o in piedi al limitare della pista da ballo; ma niente, nessuno si accorgeva di noi. Invisibili mendicavamo attenzione con timidi ed educati cenni di saluto, ma nessuno ci cacava.

Poi si apriva il buffet e improvvisamente era impossibile ignorarci: avevamo occupato uno spazio che agli altri interessava, ed erano obbligati a fare i conti con noi. E si riusciva ad imbastire un discorso, chissà, forse, a conquistare anche il prossimo lento con una carina.

Andiamo ad occupare uno spazio vitale, occupiamolo tutto, ingombranti e gentili come i ciccioni, e saranno costretti ad accorgerci che esistiamo.

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