Abito a poche centinaia di metri da una scuola elementare e, ogni giorno, andando al lavoro, passo lì davanti e vedo quello che probabilmente vedete anche voi che mi leggete, in ogni parte d’Italia.
Vedo fiumi di automobili che aspettano il proprio turno per scaricare il figlioletto proprio davanti al cancello, magari con due ruote sul marciapiede, a motore acceso e le quattro frecce per segnalare che si tratta di una fermata velocissima. Giusto il tempo di.
Ogni tanto mi fermo a guardare le facce di quei genitori lì davanti alla scuola mentre di frettissima consegnano il bambino affinché ricevano un’educazione adeguata.

Sono genitori modello, persone che amano talmente tanto i propri figli da desiderare il meglio per loro. E il meglio è metterli al sicuro da ogni pericolo e fare in modo che ricevano la migliore educazione possibile affinché un giorno possano essere validi giuristi, politologi, ingegneri o medici che sanno badare a sè stessi e di cui andare fieri. Per questo ci tengono ad accompagnarli di persona fino all’ingresso: per essere sicuri che non facciano brutti incontri per strada, non vengano investiti da qualche balordo, ubriaco al volante di prima mattina.

Nel mio quartiere, oltre al fiume di automobili in piena, alla mattina vedo anche dei marmocchi sfrecciare sul marciapiedi a bordo dei propri velocissimi monopattini: tengono il sedere basso perché hanno già capito come bisogna agire sul baricentro del proprio corpo per coniugare velocità e stabilità. Dietro di loro c’è sempre qualcuno che sbraita per farli rallentare e mi viene da ridere.
Vedo questi bimbi con il monopattino e quelli scortati fino all’ingresso come se fossero dei capi di stato, li guardo in faccia e mi chiedo quali dei due siano più felici. Provo a ricordare a quando ero bambino io e che cosa avrei preferito.
Non ho mai avuto un monopattino, ma nonostante questo, ricordo che quando ero bambino mi piaceva muovermi all’aria aperta e provare il brivido della velocità.

Ogni giorno, andando al lavoro, mi chiedo se questi genitori modello non stiano negando ai propri figli qualcosa di estremamente importante e che non ritornerà mai più. Mi rispondo che molto spesso non c’è alternativa perché la fretta, perché le strade, perché il contesto non sono favorevoli e che sarebbe sciocco chiedere che i genitori si facciano carico individualmente della situazione.
Perché spetta alla politica stabilire come devono essere le nostre strade, quanto devono essere larghi i marciapiedi e se i bambini davanti alle scuole debbano respirare gas di scarico o meno. Se le strade davanti alle scuole debbano essere sicure, oppure pericolose.Il sesto punto del manifesto della Bicifestazione del 28 Aprile recita “Vogliamo la mobilità attiva e sostenibile a scuola. Percorsi sicuri per andare a scuola a piedi o in bici, incentivazione dei bicibus e pedibus, allontanamento del traffico dalle scuole, educazione alla mobilità attiva per gli studenti, introduzione della figura del mobility manager scolastico”.

Anche per questo il 28 Aprile sarò a Roma: per il bambino felice che sono stato e per i bambini che non ho. Affinché anche loro possano avere il diritto a essere felici come lo sono stato io.

Pietro Pani

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