Una moltitudine senza confini
“[Lo] scopo è reinventare la vita in un’era che ce ne sta privando in forme mai viste.” (L. Pintor)
Dobbiamo esserne consapevoli: il nostro attivismo non riguarda – come si potrebbe pensare – l’amore per la bicicletta o per le allegre pedalate della domenica.
Relazioni
Il nostro attivismo riguarda l’aspirazione ad occupare liberamente il nostro tempo mentre siamo in vita, riguarda il modo in cui impieghiamo le risorse che troviamo su questo pazzesco – ma pure insignificante – pianeta chiamato Terra, e riguarda la relazione che scegliamo di avere con miliardi di nostri simili della specie umana, e in particolare con quelli più prossimi.
Senza confini

Soprattutto, il nostro attivismo riguarda quelli che verranno dopo di noi ed è scosso da motivazioni altrettanto profonde e potenti di quelle che agitano le lotte per il lavoro, per la libertà di stampa e di parola, per i diritti civili, per la solidarietà fra i popoli, per la dignità della persona.

Fateci caso: l’attivismo che – in varie forme – si è sviluppato in Italia e nel mondo intorno alla bicicletta non conosce estrazione sociale, sesso, età, livello di istruzione, reddito, religione, nazionalità.

E’ un moltitudine senza confiniper usare l’espressione di Luigi Pintor nel suo ultimo editoriale per il manifestoanno 2003.

Politica

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il nostro attivismo è politico perché riguarda la vita e la morte.

Pochi giorni fa è morta Valentina, schiacciata da un automobile mentre aspettava ferma al semaforo in sella alla sua bicicletta. La morte di Valentina non è la conseguenza di una distrazione, ma della violenza che avvelena la relazione con i nostri simili, con l’ambiente in cui viviamo e infine con noi stessi.

Resistere

La consapevolezza di dover resistere e opporsi a questa violenza anima di nuovo lo spirito collettivo che nel 2012 ha portato a Roma la manifestazione nazionale del movimento #salvaiciclisti.

Accadrà ancora, magari a fine Aprile, come nel 2012. Oppure in un altro momento, non importa. E’ importante che sia presto.

Dal 2012 sono cambiate molte cose. Forse nel 2018 possiamo semplificarci la vita e ridurre gli 8 punti del manifesto del Times a uno solo: approvare la riforma del Codice della Strada ferma in parlamento da anni e mettere un argine alla violenza.

Dovremo gridarlo forte al nuovo Parlamento che si insedierà dopo il 4 Marzo.

Sandro Calmanti

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